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venerdì 15 aprile 2016

Questo Blog non esiste più.......

http://veganmariposa.blogspot.it/Ok ragazzi..... non scrivo più su questo blog da oltre un anno e sapete perchè?
2 ragioni..... la prima.... sono ormai diventata Vegetariana sulla via del veganesimo e sebbene non rimpianga nulla del mio passato mi risulta difficile scrivere su un blog dove ci sono ricette anche di carne e pesce.... le lascio comunque a favore degli onnivori ma non intendo scriverne delle altre. quindi a questo proposito vi rimando tutti al mio nuovo blog di prossima apertura che si chiama VeganConfidence   http://veganmariposa.blogspot.it/  dove ci saranno tante ricette e consigli utili ....ma tranquilli che anche gli onnivori si leccheranno i baffi perchè la cucina è amore ed io metto tanto cuore nelle mie ricette :-)
quindi questo non è un addio ....ma solo un arrivederci .
besos

 http://veganmariposa.blogspot.it/

martedì 27 maggio 2014

Cavoloverde si rinnova!

 Cavoloverde il giornale di cucina e non solo on line cambia veste , ancora più fluido e pieno di servizi ed interviste golose ....e naturalmente con la Mariposa ;-)


http://www.cavoloverde.it/component/k2/itemlist/user/72-daniela-perrone.html?limitstart=0http://www.cavoloverde.it/component/k2/itemlist/user/72-daniela-perrone.html?limitstart=0

venerdì 23 maggio 2014

Le interviste di "Cavoloverde" - Intervista allo Chef Bruno Barbieri

Quando la cucina parla emiliano

Intervista a Bruno Barbieri

Scritto da Daniela Perrone



 Roma, 6/12/2013 - Bruno Barbieri, nato a Medicina 51 anni fa, è lo Chef con il maggior numero di Stelle Michelin raccolte in Italia assieme a Marchesi.


Emiliano e fiero di esserlo, ha saputo dare quello sprint simpatico fin dalla sua prima apparizione televisiva sul canale Gambero Rosso.

Autore di numerosi libri di cucina, tra i quali uno rivolto alla cucina gluten free dal titolo "Squisitamente senza glutine", ha portato la sua cucina in tutto il mondo, cucinando per personaggi famosi ma anche per gente comune e ancor oggi quando torna al suo paese natio fa un pranzo rivolto ai poveri nella mensa della parrocchia.

I suoi video di ricette su youtube sono tra i più cliccati e a lui sono dedicati svariati gruppi in rete, i più importanti dei quali, la sua fan page ufficiale che conta quasi 26 mila seguaci, il fan club che ha superato i 5 mila iscritti e su twitter ha addirittura superato la soglia dei 55 mila followers.

Persona carismatica e dalla grande personalità, è amato indistintamente dal pubblico giovane, meno giovane e dai bambini; Giudice ormai da 3 stagioni del programma Masterchef e da questa stagione anche di Junior Masterchef Italia assieme a Lidia Bastianich e Alessandro Borghese.

D) Come nasce lo Chef Bruno Barbieri? in sintesi

B) Nasce il 12 gennaio millenovecento… Gastronomicamente parlando in una piccola fattoria tipo quelle che disegnavamo da piccoli, hai presente la casa, la chiesa, la stalla, il forno per il pane, le montagne, il cane... Altri tempi, una conoscenza quasi maniacale del prodotto, fin da bambino mia nonna ci interrogava ogni giorno sulla stagionalità dei pomodori, dei piselli, dei tartufi, del basilico, delle cose buone. La mia bisnonna voleva un dottore (diceva che avevo le mani da dottorino), mio padre un ingegnere, ma alla fine seguii le orme della nonna che non era una chef ma solo una maestra di casa.

D) Quali sono le caratteristiche principali per la buona riuscita di un piatto?

B) Non possiamo parlare di caratteristiche, alla fine anche un piatto sbagliato riuscito male ha un suo perché, una sua storia e una sua dignità. Certo che la cucina ha una sua dimensione rispetto alla pasticceria (fatta di regole, formule, numeri). Io dico sempre che un buon chef non sarà mai un grande pasticcere: la cucina è fatta di un pizzico di questo, un pizzico di quello, ed ecco che dal cilindro esce un capolavoro o, qualche volta, anche qualche schifezza. Alla fine riassumo in una sola frase: dentro il piatto ci deve essere il tuo io!

D) Quali sono le tue considerazioni riguardo la professione di cuoco oggi… Cosa manca e cosa invece bisognerebbe eliminare (anche riguardo all'ipotesi di creare un vero e proprio Albo dei cuochi così come per gli avvocati etc)?

B) Ci sono un sacco di cose in più oggi rispetto a quando decisi di intraprendere questa carriera. Le cose sono cambiate molto, sono cresciute, oggi il mestiere del cuoco è diventato un mestiere importante. Credo che le scuole alberghiere debbano diventare più selettive (anche se poi la selezione avviene naturalmente) perchè questo è un mestiere duro, difficile, impegnativo, e molti si perdono per strada. Le scuole devono crescere, lavorare di più in cucina, mettere a disposizione degli studenti un patrimonio gastronomico importante quale quello italiano. Solo così possiamo diventare i numeri uno. Se pensiamo che al primo posto tra i cuochi più bravi del mondo pare sia uno di Stoccolma, mi scappa un po' da ridere: da quelle parti dove sta il profumo dei tartufi, delle patate di montagna, dei pomodorini pizzutelli, del pane carasau, delle mele campanine, delle pere volpine, dell'origano selvatico, del culatello di Zibello, del lardo raschiato, dell'olio extravergine di oliva…

D) Cosa pensi del boom di giovani "chef fai da te" esplosa grazie ai talent televisivi?

B) Certamente grazie ai talent si parla molto di più di cucina finalmente, poi le cose sono cambiate ! Ma, attenzione, dietro ai grandi personaggi che stanno in tv, vedi Vissani, Corelli, Bastianich, Cracco, Oldani, ci sono anni di dura gavetta, di impegno e di studi! Quindi a tutti i giovani direi di non farsi troppe illusioni: il percorso è durissimo.

D) Più soddisfazioni o più rimpianti? C'è qualcosa alla quale senti di aver rinunciato per seguire la tua professione?

B) Quando decidi di intraprendere questa carriera sei consapevole che devi decidere di lasciare la vita normale per enormi sacrifici. Io ho avuto molta fortuna, quella di incontrare grandi chef, grandi personaggi che hanno cambiato la mia vita… Fortuna.

D) Qual'è stato il tuo primo piatto cucinato, come è stato giudicato e da chi?

B) Il mio primo piatto? Gnocchi al pomodoro e basilico per mia sorella. Erano così così!

D) A cosa ti ispiri per la creazione dei tuoi piatti?

B) Cucino solo quello che vorrei mangiare. La mia cucina racconta la mia storia, le mie emozioni, la mia anima, tutto cuore e poco cervello, nel senso che faccio una cucina più d'istinto, più aggressiva, una cucina che racconta anche la storia di tanta gente che tutte le mattine si sveglia e va nei campi, nell'orto, nelle stalle, in strada, produce e porta a noi che poi trasformiamo in grandi piatti per voi che tutti i giorni andate ai nostri ristoranti.

D) Se ci fosse la possibilità di mettere un tuo piatto all'interno di una banca dati della memoria così come è stato fatto in passato quando spedirono la sonda pioneer che raccoglieva in sintesi la storia della terra con le proprie opere d'arte, musica, quadri, libri etc quale piatto sceglieresti per essere ricordato e perché?

B) Direi un'alzavola affogata in un intingolo di ostriche e polenta alle braci, un piatto preparato per una serata organizzata molti anni fa alle Tamerici, il ristorante di un mio grande amico nonché uno dei 2 migliori chef del 900, Igles Corelli.

D) Quale sarà la tua prossima sfida?

B) Difficile dirlo, ora ma la mia sfida è quella di trovare il nuovo Bruno Barbieri, di scrivere ancora una storia per chiudere il cerchio… Sono sulla strada buona.

D) Ultima domanda: Qual'è la domanda che le piacerebbe le fosse rivolta ma che nessuno finora le ha mai fatto?

B) Come si fa a diventare Bruno Barbieri!

Dimenticavo una cosa importante: Ci vediamo il 19 dicembre su sky 1… c'è MASTERCHEF!




Quando la cucina parla emiliano  (articoli cibo CavoloVerde n.1850)-



http://www.cavoloverde.it/public/articoli/chef/dettaglio_articolo.asp?id=1850

Gli articoli di "Cavoloverde" - Chef Viviana Varese e L'Alicette

Viviana Varese e l'Alicette

Una intensa esperienza di gusto

Scritto da Daniela Perrone


Roma, 7/1/2014 - Nella mia carriera di cuoca mi sono ritrovata spesso a contatto con grandi Chef e per i motivi più disparati, non sempre legati alla cucina, ma da ognuno di essi ho sempre cercato di trarre spunto per imparare qualcosa in più e per riflettere su quello che stavo facendo…

La cucina è evoluzione continua e la persona di cui vorrei parlarvi oggi è una delle donne che ammiro di più per la sua forza e la sua creatività in cucina, una donna che ha saputo dare una nuova vita a piatti apparentemente semplici, rinnovandoli e creando un suo personale stile che ha reso i suoi piatti dei piccoli capolavori di arte culinaria al punto da far brillare sulla sua candida divisa una stella molto ambita per tutti coloro che fanno questo mestiere… la stella Michelin.

Sto parlando di Viviana Varese, nata a Salerno nel 1974 e diplomata alle magistrali (come me… e la cosa mi fa ben sperare), che a soli 25 anni è riuscita ad aprire il suo primo ristorante "Il Girasole" e ad evolversi, sperimentando assieme a grandi nomi della cucina fino ad arrivare all'incontro con Sandra Ciciriello, grandissima esperta di prodotti ittici che è diventata suo braccio destro e con la quale aprono nel 2007 il ristorante Alice, che in brevissimo tempo si affermerà come uno dei migliori ristoranti per quel che concerne la cucina di pesce e di carne di qualità.

Cominciano ad arrivare anche i primi riconoscimenti, da quello come "Giovane emergente" conferitole dalla guida Gambero Rosso nel 2010 e "Chef Donna dell'anno" dalla Guida "Identità Golose" fino ad arrivare al 2012 con la prima stella dalla Guida Michelin.

Lei come altre grandi Chef (mi piace ricordare Marianna Vitale, altra bravissima e talentuosa Chef del panorama nazionale, anche lei come Viviana campana e anch'essa 1 stella Michelin) danno lustro alla nostra cucina Italiana e mi piace pensare che la nostra "quota rosa" sia composta da così grandi talenti tutti al femminile!

Sono rimasta rapita dai suoi piatti. Per tutto il mese di dicembre è stata ospite ad Eataly a Roma assieme alla sua brigata di cucina, dove al 1 piano è stato allestito un piccolo ristorante dal nome simpatico che richiama il suo Ristorante più famoso "Alicette Osteria". Non mi sono potuta sottrarre dall'assaggiare il loro menù degustativo; Viviana e Sandra mi hanno accolta con sorrisi e abbracci e sono riuscite a conquistarmi al primo assaggio.

Ho cominciato con un antipasto di Carpaccio con pescato del giorno (nel mio caso si trattava di ricciola) con arancio, granita di ricotta e polvere di yuzu che ho trovato semplicemente delizioso, il tutto si sposava bene in bocca ed ogni boccone faceva nascere in me un sorriso.

Poi è stata la volta dei 2 primi: Tortelli fatti a mano di brasato con salsa di zucca, crema di parmigiano e aceto balsamico e Paccheri di Gragnano con ripieno di baccalà mantecato, latte di baccalà, scarola e olive saltate; entrambi sono stati una vera esplosione in bocca che mi ha riportato alla memoria i grandi piatti di Heinz Beck, per la sensazione di completo appagamento e di gusto straordinario racchiuso in un piccolo boccone.

Come secondo un cubo di maialino con robiola di Roccaverano "Agrilanga" e puntarelle saltate; quando ho letto "puntarelle" ho subito sorriso perché a Roma la puntarella è un must, ma non le avevo mai mangiate in questo modo e devo dire che sono state l'ennesima sorpresa per il mio palato assieme al cubo meravigliosamente cotto, dove la croccantezza esterna era un delirio per le mie papille quando incontrava la morbidezza della parte interna e con la puntarella era ancora una volta un punto a favore della sua straordinaria cucina.

La degustazione non poteva non concludersi con uno dei suoi favolosi dessert, in questo caso un lingotto di mousse al cioccolato con cuore di liquirizia e salsa allo zafferano che ho trovato molto interessante soprattutto per l'abbinamento dei gusti.

Insomma mi sono seduta col sorriso e mi sono alzata con la felicità stampata in volto, ho mangiato con gli occhi, col naso e con la bocca, ho cercato di assaporare il più possibile ogni piatto anche se la mia bocca mi chiedeva invece di divorarlo ma sono riuscita a trattenermi dal farlo.

Viviana Varese mi ha poi salutato con un caldo abbraccio rinnovandomi l'appuntamento per il suo ristorante Alice di Milano dove conto di andare quanto prima per immergermi nuovamente dentro ciascun suo piatto e ricominciare a sognare ad occhi aperti gustandomi ogni singolo boccone.
http://www.cavoloverde.it/public/articoli/ristoranti/dettaglio_articolo.asp?id=1871










Gli articoli di "Cavoloverde" - Una giornata a scuola di cucina da Anna Moroni

A scuola di cucina da Anna Moroni

 "ti sei lavata le mani tesoro?"

Scritto da Daniela Perrone

A scuola di cucina da Anna Moroni  (articoli cibo CavoloVerde n.1833) Roma, 19/11/2013 - Entrare in una scuola è sempre sinonimo di un luogo austero dove si va per imparare benché, sedie, blocchi di appunti e penne in bella vista sono di regola gli elementi che caratterizzano questi posti e tutto è anonimo e freddo…..

Non alla scuola di cucina di Anna Moroni dove sono stata ospite per una lezione speciale. L'ambiente che ho trovato era frizzante e colorato dal design moderno con apparecchiature sofisticate e di ultima generazione; l'arancio, il verde pastello, il fucsia, e il bianco si sposavano perfettamente e creavano un mix di colore e calore, poi grandi monitor per poter vedere da ogni angolazione ogni singola ricetta e lei, Anna, simpatica come sempre, anzi, ancor di più perché non stressata dalle dirette e dai tempi televisivi che spesso e volentieri limitano la creatività e la naturalezza.

La location è Piazzale Clodio a Roma ad un passo da viale Mazzini dove ha sede la Rai. Sono stata accolta dal sua figlia Paola, bellissima e sorridente e poi è apparsa lei, Anna, minuta, vestita di bianco e con un grande sorriso, la cosa che ho trovato divertente è stata la sua affermazione che lei e la figlia mi seguono sempre sulla mia pagina facebook e alla sua affermazione " ti sei fatta una foto con Heinz Beck beh, adesso la facciamo anche una io e te" mi sono sentita divertita e lusingata, il che dimostra però quanto sia una donna fuori dagli schemi.

Vederla dal vivo mi ha fatto un effetto curioso perché tutto sembra fuorché una nonna di 74 anni, così vitale e giovanile sia nei modi che nell'aspetto ed entrando nel vivo della lezione me ne sono accorta in toto, tanti giovani allegri e con la voglia di imparare seguivano passo passo le sue indicazioni.

Nella lezione a cui ho assistito si è cucinato molto e tutti si sono dati un gran da fare; chi preparava la pastella per la frittura vegetale, chi impastava gli ingredienti per i passatelli, chi mescolava il riso acquerello (di nuovo lui… lo ricorderete menzionato nel mio articolo sulla lezione di cioccolata tenuta da Biasetto, il riso che piace tanto a Heinz Beck) chi rosolava le verdurine, chi cuoceva il pollo e chi preparava i bignè, insomma una cucina al lavoro con uno staff d'eccezione, e tutti erano allegri e sorridenti coi calici in mano in quanto tra una ricetta e l'altra Paola offriva ottimi calici di vino, poi tutti all'assaggio….

E più che assaggio si è mangiato proprio, perché le porzioni erano generose ( di solito ai corsi di cucina o si mangia poco o non si mangia perché molti sono solo teorici) e tra una forchettata e l'altra, proprio come in una grande famiglia, ci si è confrontati, si è chiacchierato e gustato le pietanze insegnate da Anna e riprodotte dai suoi allievi entusiasti.

Una serata conclusa con dell'ottimo limoncello fatto in casa da Anna, veramente delizioso. Sicuramente una scuola in cui si apprende con la carica giusta e l'allegria necessaria affinché tutto entri in testa nel modo più facile e comprensivo, senza usare termini troppo tecnici anche perché alla richiesta di Anna di aspettar che il risotto "cantasse" qualcuno ha strabuzzato gli occhi aspettandosi forse che dalla pentola uscisse un'aria di Puccini o un brano di Lady Gaga...

Uscita dalla scuola ho subito telefonato a mia madre per raccontarle la serata, tanta cordialità e affetto mi avevano fatto pensare a lei…
Nell'attesa della prossima lezione a cui assisterò, avente come ospite speciale Sergio Barzetti o Mister Alloro, come ormai lo chiamano tutti, la Mariposa vi saluta, ringrazia per l'attenzione e vi ricorda... "ti sei lavata le mani tesoro?" come direbbe Anna Moroni, simpatica al punto da mettere questa frase perfino sul volantino pubblicitario della sua scuola.

Anna Moroni Scuola di Cucina
Piazzale Clodio, 32
tel 06.83085145
cell. 3271294802
email info@annamoroni.it




http://www.cavoloverde.it/public/articoli/personaggi/dettaglio_articolo.asp?id=1833

Gli articoli di "Cavoloverde" - Quando il cacao fa rima con Biasetto

Quando cacao fa rima con Biasetto

Quanto veramente conosciamo il cioccolato?

Scritto da Daniela Perrone

Roma, 30/10/2013 - "L'uomo saggio e intelligente è colui che ha saputo sbagliare molto ma che ha anche saputo imparate dai propri errori" (Luigi Biasetto)

Nella cornice dell'enoteca sita al primo piano de "Lo Zio d'America" a Roma si è svolta mercoledì 23 ottobre la serata degustativa o per meglio dire il "training del palato" come ama definirlo il suo creatore, avente come tema il cioccolato.
Quanto veramente conosciamo il cioccolato?

E' questa la domanda che il relatore e grande PastryChef Luigi Biasetto (campione mondiale di pasticceria) si pone e alla quale risponde, accompagnandoci in un percorso fatto di suoni, come quello della barretta spezzata tra le mani, di odori, come quello del cacao, di percezioni tattili, come quello della consistenza della cioccolata, e ovviamente della vista attraverso i quali conduce mano nella mano i suoi ospiti in un viaggio nel tempo dall'epoca dei Maya intorno al1000 a. C., scopritori della bevanda frutto della fava di cacao chiamata anche "cibo degli dèi" per via della sua proprietà energetica e corroborante al punto tale da non far sentir nè fatica, nè fame, e degli Atzechi, i quali diedero il nome xocoatl a quello che oggi chiamiamo cioccolato, nome derivato dal suono onomatopeico relativo al pestare la fava di cacao dentro rudimentali mortai ricavati da noci di cocco.

Con domande e un piccolo questionario Biasetto ci porta a capire quanto poco conosciamo di questo prodotto e dell'evoluzione dello stesso nel corso dei secoli, ci ha condotto nelle aree in cui le piantagioni sono regine indiscusse come il Madagascar, l'Africa ed il Venezuela, spiegando passo passo la trasformazione dalla pianta al prodotto finito.

Con il patrocinio dell'azienda Domori e delle sue cioccolate straordinarie, ci ha fatto viaggiare con la fantasia, facendoci assaporare i cacao più pregiati e scoprire l'abbinamento in cucina con gli stessi.

Un delizioso trittico di finger food ha aperto la serata, formato da una crocchetta di mozzarella su mousse di melanzane e cioccolato, un riso acquerello (uno dei preferiti dallo Chef Heinz Beck) con patate dolci e cioccolato e una coda alla vaccinara, ovviamente con cioccolato, visto che la ricetta originale lo prevede, tutti e tre con cioccolato criollo Domori con cacao al100% (amaro) e devo ammettere che, seppur il retrogusto amaro resta persistente al palato, il mix armonico risulta ben riuscito.

Lo spettatore è stato poi bendato per poter meglio sentire le differenze di 6 tipi di cioccolato tra cui uno che non era cioccolato (un bluff ben riuscito).

L'apoteosi ovviamente si è raggiunta assaggiando le ultime creazioni di casa Biasetto, 3 cioccolatini creati appositamente per soddisfare i nostri palati più esigenti, uno fondente, l'altro all'olio d'oliva ed il terzo pralinato con amarena e ovviamente, a conclusione della serata, la ormai celeberrima 7veli che, ricordo, è fatta senza farina, quindi fruibile anche da chi ne fosse intollerante, e assai poco calorica visto che rispetto alla versione originale che prevedeva burro, quest'ultimo è stato sostituito con burro di cacao.

L'abbiamo assaporata con i tappi nelle orecchie per sentire il rumore delle sfoglie sul palato e goderne a pieno la consistenza e non solo, la torta è stata accompagnata da un eccellente barolo chinato.

Così in modo sublime si è concluso questo magico percorso che ha toccato i nostri 5 sensi e ha aperto la nostra mente sul mondo del cioccolato, facendoci comprendere quanto poco conosciamo di questo straordinario prodotto.

Prossimo appuntamento tra un mese con una serata dedicata al panettone, ovviamente con lo Chef Biasetto e la Mariposa in prima linea a prender appunti.


Quando cacao fa rima con Biasetto (articoli cibo CavoloVerde n.1816)-
Assieme al Pastry Chef Luigi Biasetto
http://www.cavoloverde.it/public/articoli/eventi/dettaglio_articolo.asp?id=1816
Quando cacao fa rima con Biasetto (articoli cibo CavoloVerde n.1816)-
Quando cacao fa rima con Biasetto (articoli cibo CavoloVerde n.1816)-
Quando cacao fa rima con Biasetto (articoli cibo CavoloVerde n.1816)-

Gli articoli di "Cavoloverde" - Presentazione libro "Una ricetta al giorno leva il medico di torno"



"Una ricetta al giorno leva il medico di torno"

La presentazione ufficiale del libro

Scritto da Daniela Perrone


"Una ricetta al giorno leva il medico di torno" (articoli cibo CavoloVerde n.1945) Roma, 13/3/2014 - Il 1 Febbraio presso il Ristorante Oscar di Roma dopo la presentazione ufficiale tenutasi Il 13 Gennaio 2014 all'interno della Tenuta San Domenico a Sant' Angelo in Formis, in provincia di Caserta è stato presentato il libro "Una ricetta al giorno leva il medico di torno" prodotto dall'associazione Spaghettitaliani.

Oratore della serata oltre a Luigi Farina, organizzatore del progetto è stato il noto giornalista Bruno Gambacorta; Il libro contiene 365 ricette donate all'associazione da altrettanti Chef famosi e non, fotografi, attori e blogger italiani tra cui nomi prestigiosi e giovani promesse mi piace ricordare tra i vari Heinz Beck, Nicola Batavia, Fabio Campoli,Ugo Alciati, Andrea Dolciotti Grandi pasticceri come Maurizio Santin, e Fabrizio Fiorani.

Troviamo inoltre personaggi noti al pubblico come i concorrenti del programma Masterchef della prima edizione Ilenia Bazzacco, Luisa Cuozzo, Danny D'Annibale e Imma Gargiulo.

Al libro partecipa anche la Scrittrice e giornalista Laura Rangoni che con il suo risotto alle castagne tartufo ed erba cipollina ci riporta alla mente gusti e sapori di un tempo, ma sempre attuali e ricchi di gusto.

Il libro contiene una ricetta per ogni giorno della settimana e potrebbe essere divertente tentar di riproporre sulle vostre tavole piatti spiritosi come il peperone imbottito di spaghetti di Andy Luotto, o la pasta e cavoli rossa e bianca dell'attore Patrizio Rispo, noto al pubblico per la soap "un posto al sole" oppure delicati e d'effetto come i finti ravioli di anguria con mousse alla liquirizia e gel al balsamico, dello Chef Michele Mauri, intriganti come le perle di nasello al latte con verdurine campagnole saltate all'olio con crema al nero di seppia dello Chef Andrea Finocchiaro, innovative come la gricia cipolle e caffè dello Chef Dino De Bellis, il gustoso tortino di fave e fonduta di pecorino dello Chef Stefano Borrelli o tradizionali e gustosi come gli spaghetti alla chitarra ai crostacei, alici, calamari, polpa di sgombro e crema di granchio al profumo di zafferano e paprika della Chef Daniela Perrone.

Per chi avesse invece voglia di una pizza non tradizionale ci ha pensato il famosissimo Gino Sorbillo a dare il suo inconfondibile tocco per una gustosissima ricetta e per dessert deliziosi oltre ai sopracitati pasticceri vi segnalo la coppa semifreddo al vincotto e sfera al cioccolato della Chef Donatella Rizzo e l'intramontabile e pasticciotto salentino nell'interpretazione di Titti Dell'Erba.

Un piccolo ma doveroso omaggio va fatto anche alla ricetta dello Chef Frank Rizzuti prematuramente scomparso il 17 febbraio, grandissimo Chef che col suo ristorante "FrankRizzuti Cucina del Sud" aveva da poco conquistato una stella Michelin.

Ultimi ma non meno importanti alcuni cuochi amatoriali e blogger che hanno contribuito al libro donando una delle loro ricette, tra tutti mi piace citare Fabio Licandro da Palermo che è riuscito a stupire per il suo notevole talento nonostante non sia un cuoco di professione con il suo risotto ai fichi pancetta e lime, e il blogger Raffaele Pignataro, ormai per tutti, "il mastro fornaio" per via delle sue innumerevoli sperimentazioni ben riuscite per quel che concerne la pasta madre e i suoi numerosi impieghi in cucina oltre che per i suoi soffici panettoni e la sua pizza che ci ha proposto in questo caso invece un invitante secondo: filetto di maiale marinato con semi di lino, salsa all'arancia e variazioni di broccoli.

Non ci resta quindi che invitare tutti a sperimentare le 365 ricette e per farlo si può richiedere il libro sul portale di spaghetti italiani www.spaghettitaliani.com compilando il modulo di prenotazione.
Assieme al giornalista Bruno Gambacorta 

La ricetta della Chef Daniela Mariposa Perrone

assieme a Luigi Farina, Pino Nacci e lo Chef del ristorante Oscar

la ricetta del compianto Chef Francesco Rizzuti
 http://www.cavoloverde.it/public/articoli/libri/dettaglio_articolo.asp?id=1945

Gli articoli di "Cavoloverde" - Intervista allo Chef Fabio Campoli

http://www.cavoloverde.it/public/articoli/chef/dettaglio_articolo.asp?id=1732

Fabio Campoli, lo chef con la musica nei piatti

Dalla televisione alla scuola di cucina, un personaggio a tutto tondo

Scritto da Daniela Perrone

Fabio Campoli, lo chef con la musica nei piatti (articoli cibo CavoloVerde n.1732) Roma, 29/7/2013 - Il grande pubblico lo conosce come lo chef di Rai Uno. Da dieci anni è consulente e Chef di trasmissioni televisive. La sua avventura televisiva comincia nel 1998 con Uno Mattina e Uno Mattina estate, la "Prova del cuoco", "Chek Up", "Uno mattina sabato e domenica", fino a Rai sport.
Dal 2013 è il volto di Rete 4 con la rubrica "La mia cucina all'Italiana".

Testimonial, docente e consulente per aziende, organizzatore di eventi, è tra i maggiori esperti internazionali di food design. Quattro libri all'attivo: "L'alchimia dei Sapori", "La mia cucina semplice,rapida e salutare", "Note di Gusto" e "Il mattino ha l'oro in bocca".

Inoltre è Presidente del Circolo dei Buongustai e nel 2008 "Autentica, Scuola di Cucina Italiana”, la scuola ufficiale del Circolo dei Buongustai, di cui è direttore e docente di corsi dedicati a professionisti e appassionati gourmet e da cui ha intenzione di tirar fuori le nuove leve della gastronomia italiana.

D - Come nasce lo Chef Fabio Campoli?

FC - Lo chef Fabio Campoli è il frutto di un’evoluzione continua e di un’idea che si è trasformata in realtà, in cui più che lo chef c’è il cuoco. Ho alle spalle un percorso di 28 anni ai fornelli, di cui 15 passati in tv e perseguendo la filosofia di un nuovo modo di fare cucina e soprattutto cultura della gastronomia.
D - Quali sono le caratteristiche principali per la buona riuscita di un piatto?

FC- Avere gli ingredienti giusti. Ma non quelli soliti, o almeno non solo quelli. Secondo me per la buona riuscita di un piatto c’è bisogno di una speciale alchimia tra tecnica, esperienza, formazione, personalità, senso artistico, sapere (ad ognuno il suo), esperienze di vita, emozioni. Tutte queste cose compongono le ricette degli chef. Perché la ricetta non è quello che si gusta, ma ciò che ci sta dietro. E’ proprio questo che dà il vero sapore al piatto.

D - Quali sono le tue considerazioni riguardo la professione di cuoco oggi… Cosa manca e cosa invece bisognerebbe eliminare (anche riguardo all'ipotesi di creare un vero e proprio Albo dei cuochi così come per gli avvocati etc) ?

FC - In ogni epoca c’è il buono e il cattivo o il bianco e il nero, non si può generalizzare. La grande distinzione va fatta tra chi rispetta il commensale e chi no. Chi rispetta il commensale acquista e sceglie le materie prima con coscienza, ha una educazione all'accoglienza, una formazione per la gestione del lavoro, l'igiene degli ambienti, i metodi di cottura e di conservazione,il senso del gusto. E questo è il vero professionista: cosciente di ciò che sa e di ciò che fa. All’altra categoria appartengono il commerciante "truffatore" che non ha rispetto del commensale e vuole fare soldi in modo facile, un esempio è chi fa uso di cibi scaduti, contraffatti, chi non cura l‘igiene del proprio posto di lavoro (i casi di cronaca sono diversi). Accanto a questo c’è poi colui che chiamo benevolmente "l’incosciente – ignorante", colui che si improvvisa cuoco, ma senza avere regole e formazione giusta, destinati a concludere velocemente la loro carriera di chef. Alla luce di ciò secondo me è necessario stabilire e provate, più che un Albo, una soglia di professionalità al di sotto della quale non si può scendere.

D - Cosa pensi del boom di giovani "chef fai da te" esplosa grazie ai talent televisivi?

FC - Oggi è un momento positivo per la cucina, grande visibilità per questo mestiere che fa bene non solo agli chef, ma anche all’enogastronomia italiana e ai nostri prodotti. C’è una generazione di cuochi nuovi e bravi, che portano avanti con passione il proprio mestiere. I talent, che mettono sotto la luce della ribalta "l'autodidatta" o "il cuoco fai da te" sono giochi, veri e propri show, non programmi di informazione. Il rischio che si corre è di far credere ai giovani che si cimentano nel mestiere che tutto sia possibile. Ma fare cucina è un’altra cosa. Non esistono scorciatoie in questo mestiere.

D - Più soddisfazioni o più rimpianti, ossia c'è qualcosa alla quale senti di aver rinunciato per seguire la sua professione?

FC - Tante soddisfazioni sicuramente. Forse l’unico rimpianto è quello di aver rinunciato alla mia vita personale e ai miei affetti, che a causa dei tanti impegni di lavoro si tendeno a trascurare.

D - Qual è stato il suo primo piatto cucinato, come è stato giudicato e da chi?

FC - Sono cresciuto nella cucina di famiglia. mia madre e mia nonna sono state le mie muse ispiratrici di questo percorso. Poi avevo una cavia prediletta, mio zio Fernando. Gli ho fatto mangiare di tutto con la sua grande approvazione.

D - A cosa ti ispiri per la creazione dei suoi piatti?

FC - Tutto diventa ispirazione. La mia cucina è alimentata da idee e da nuovi progetti che con il Circolo dei Buongustai, l’Associazione di cui sono presidente, realizziamo. La cultura sta alla base del nostro lavoro, è la linfa della nostra cucina e delle nostre tante attività.

D - Se ci fosse la possibilità di mettere un tuo piatto all'interno di una banca dati della memoria così come è stato fatto in passato quando spedirono la sonda pioniere che raccoglieva in sintesi la storia della terra con le proprie opere d'arte, musica, quadri, libri etc . quale piatto sceglieresti per essere ricordato e perché?

FC - Più che un piatto mi piacerebbe scrivere e lasciare ai posteri la mia quotidiana sperimentazione, le esperienze fatte ai fornelli . Essendo un innovatore e al tempo stesso un appassionato di storia mi piacerebbe lasciare “il sapere” (tanto o poco che sia), che possa essere d’aiuto a chi verrà dopo.

D - Quale sarà la tua prossima sfida?

FC - Daniela: ”fammene fa n’artra…” Ultimamente mi cercano per i lavori più strani, ogni giorno è una sfida…

D - Ultima domanda: Qual è la domanda che ti piacerebbe ti fosse rivolta me che
nessuno finora le ha mia fatto? (ovviamente con la risposta)

FC - Visto che sono un appassionato di storia mi piacerebbe che mi domandassero: in quale epoca storica ti sarebbe piaciuto vivere e lavorare come chef? Risposta: La mia preferita… Dal 1800 al 1850, all’epoca di Marie-Antoine Carême e di altri importanti protagonisti , dove la cucina vive un gran fermento e grandi rinnovamenti . Un po' quello che stiamo vivendo oggi, ma in una chiave completamente diversa e di scoperta.

http://www.cavoloverde.it/public/articoli/chef/dettaglio_articolo.asp?id=1732